UNA POLTRONA PER DUE

Incontrare! Parola semplice e azione dalla definizione
ancora più semplice. Ma nella nostra società libertaria,
piena di tabù, di filtri e di «cose non dette», l’individuo si
rinchiude in sé stesso per dimenticare ancora di più. Si
proietta in questo modo nell’immaginario, estrapolando i
propri atti.
NICOLAS-EMILIEN ROZEAU
(Traduzione: Dominique/Massimo/Betty/Enrica)
Più comunemente, egli «Fa il suo film» da cui esce sempre vincitore anche quando perde la partita. In defenitiva, sogna la propria vita invece di viverla.
Ma come ha scritto Paul Fort «L’amore è il solo sogno che non si sogna». L’essere può dunque continuare a folleggiare nel proprio quotidiano ben ordinato senza porsi domande, insensibile alle sollecitazioni della natura e della sincronicità dei segni. Così, l’individuo esiste con leggerezza e superficialità in una bolla di sapone in cui l’ «Io» sempre in prima linea, dà un nuovo senso all’ «egocentrismo ».
Nonostante tutto, ciò che si può leggere nelle nostre riviste alla moda sulla voglia di relazioni e la volontà di vivere a due è spesso paradossale. Perché da un lato, c’è questa paura di essere traditi o di soffrire a causa di una relazione impossibile o vana, paura di sbagliarsi, paura di perdere il controllo di sé, paura di perdere la propria libertà o di perdere quello che si è appena scoperto. Dall’ altro lato, c’è questo sogno d’esistere attraverso un’altra persona che si ama teneramente con tutto il proprio essere e tutto il proprio amore. Il sogno di trovare il partner ideale per tutta la vita. Una persona che sia amica, amante, e amata. Un amore che sia contemporaneamente tutto e niente, a cui potremmo dire tutto e nascondere tutto. Un amore che ci capisca senza aver bisogno di parlare. Una persona che ci capisca meglio di noi stessi…
Ma il fatto è che queste paure costruiscono alte protezioni intorno all’individuo, ben troppo spesse per ricevere la risonanza dell’amore. L’individuo si nasconde dietro a sé stesso. D’altra parte perché prendere il rischio di sentirsi vivo, quando la società ci offre tutti i mezzi e gli strumenti possibili per evadere e cambiarci le idee. (Viaggi, mondo virtuale, corsi di fitness, yoga, serate, giochi, divertimenti, alcol, lussuria…). L’individuo non agisce più e non pensa più a sé stesso, poiché tutto nel suo universo è fatto affinché si dimentichi e si ritrovi lontano dalla sua vera natura interiore. La corsa sfrenata all’individualismo dà nascita all’inseguimento di forti sensazioni attraverso una destrutturazione dei valori d’ascolto e del rispetto di Sé, dei costumi e dei comportamenti relazionali e civici. La vera paura e il freno maggiore dietro a questa ricerca di pulsazioni e d’eccitazioni esterne non sará semplicemente la paura di impegnarsi umanamente? Ciò significherebbe, in altri termini, dover fare concessioni sia sul piano dei divertimenti che sulla gestione del proprio spazio vitale…
Swämi Prajinänpad ha detto: «L’uomo è soggetto
al gioco del desiderio e questo desiderio
non può essere mai soddisfatto. Ogni uomo prova sempre un’insoddisfazione
fondamentale in fondo a sé stesso poiché il
desiderio è infinito». Ma aspettando troppo a
lungo la perfezione e rimandando a domani
ciò che la vita ci offre ora, finiamo con il passare
oltre a noi stessi. Nella società del bello,
del perfetto e dell’urgenza, l’individuo vive
alla ricerca della perfezione estetica e fisica.
Una parola, uno sguardo, uno scambio, 1
ora, 5 minuti, 20 anni, che importanza! L’intensità
del momento e l’autenticità del dono
di sé primeggiano sulla durata in termini di
tempo. Ne resta solamente l’illusione di vivere
tutto e la credenza di esistere attraverso il disimpegno
e la mancanza di responsabilità
verso di sé e gli altri riflettendo solo un’infima
parte di ciò che siamo realmente.
Ma é quando la disperazione e la sofferenza sono più grandi del sogno stesso che ci si desta improvvisamente. In tal caso, l’individuo sceglie di uscire da sé stesso. Ed allora il tran tran quotidiano prende un nuovo colore. Il tempo e i giorni trascorrono in lui con un sapore diverso. Poiché per coloro che osano non c’é nessuna paura, limite, obbligo, ma solo occasioni di stare in piedi di fronte a se stessi gli occhi negli occhi. Uno scatto, une presa di coscienza, e l’incontro tanto atteso si materializza nel mondo dell’uomo e della donna.
Così dunque, su questa terra d’eternità, né
cultura, né religione, né nazionalità, né razza,
né colore, sono così importanti come la
possibilità e la scelta di dare e scambiare il
meglio di sé con lo sconosciuto. E qualunque sia l’età, fare il primo passo di fronte all’altro
è la difficoltà maggiore, se non la più importante
sfida da compiere.
Per creare la nostra vita infatti, dobbiamo osare andare aldilà di noi stessi, «farsi male». E come è difficile e doloroso osare, trovare, rivelarsi come si é e uscire da sé stessi. Nonostante tutto è bello esistere, tremare, vibrare, aver paura di cadere, e, a volte, anche d’illudersi di esistere quando non si esiste ancora; il dono di sé genera il dono dell’altro, e la vita, sotto una di queste forme, ci ridà in regalo il bello ed il vero. Non dimentichiamo mai che ciò che parte dal cuore ritorna siempre al cuore e ciò che è dato con il cuore è sempre ricevuto dal cuore.

